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FIG. 2

Orologio da torre della ditta "Ph. Horz" di Ulma costruito presumibilmente all'inizio del XX secolo.  

Meccanismo a quattro treni formato barre orizzontali e montanti verticali imbullonati suonante ore, quarti (questi ultimi su due diverse campane) e ripetizione delle ore con scappamento a forza costante ad ancora a riposo di Graham. (misure: larghezza----altezza---profondità---).  

Guardando il movimento anteriormente dal centro verso sinistra si vedrà il treno del tempo diviso in due parti separate: quella d'avanzamento e quella con lo scappamento a forza costante. Quest'ultimo congegno,(FIG 2 e 3) inventato da Robert Robin nel XVIII sec è stato pensato per non far subire allo scappamento gli attriti dei grossi ruotismi di trasmissione e degli sganci delle suonerie. La ruota di scappamento avanza grazie alla trazione di un piccolo peso agganciato ad una catena continua. Il peso scaricandosi totalmente una volta al minuto andrà ad abbassare una leva che sgancerà i ruotismi di avanzamento i quali, collegati ad una ruota solidale con la catena, la rimonteranno insieme al peso. Questo ciclo, chiamato "remontoire" avviene ogni 60 secondi e garantisce una maggiore precisione rispetto agli orologi il cui scappamento è collegato direttamente alle trasmissioni. 

Nella parte centrale destra invece troviamo il treno dei quarti d'ora (il primo ad essere sganciato) il quale mette in funzione una ruota a pironi che dopo aver terminato il ciclo di quattro quarti d'ora sgancia (tramite un pirone più lungo) il treno delle ore situato sulla destra del movimento. Quest'ultimo, dopo aver compiuto il suo ciclo regolato da una ruota partiora,(grazie ad una lunga leva situata nella parte posteriore del movimento) sgancerà il treno della ripetizione il quale (situato alla sinista del meccanismo) tramite un'altra ruota partiora replicherà il numero di rintocchi precedentemente scanditi dal treno delle ore.

Nella parte posteriore (leggermente a sinistra rispetto al centro) si nota un piccolo quadrante di regolazione con numeri romani recante l'iscrizione: "Ph. Horz turmuhrenfabrik" In un catalogo stampato nel 1923 dall'unico rappresentante italiano della ditta Horz (FIG 4) si può notare un modello pressochè identico.

FIG. 3

FIG. 4